ASIA/UZBEKISTAN - La "grande famiglia" di una piccola Chiesa, sotto la protezione di Giovanni Paolo II

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Posted on: 11/07/17
Tashkent - “La nostra Chiesa è molto piccola, ma proprio per questo ci sentiamo una grande famiglia. Ci conosciamo tutti e siamo molto legati tra noi. Per esempio, lo scorso 8 ottobre, in occasione della prima professione religiosa solenne femminile della Chiesa uzbeka, tutta la comunità della Cattedrale del Sacro Cuore di Tashkent ha partecipato attivamente e spiritualmente alla celebrazione. È stato un momento molto toccante, che ha coinvolto tutti in prima persona: ho visto molta gente piangere lacrime di commozione. È segno che, seppur crescendo lentamente da un punto di vista numerico, si è forti nello spirito, per grazia di Dio”. È l’Amministratore apostolico dell'Uzbekistan, p. Jerzy Maculewicz, OFM Conv. a spiegare all'Agenzia Fides la situazione attuale della comunità cattolica in Uzbekistan. In questa fase storica, racconta l'Amministratore apostolico, esistono cinque parrocchie e ci sono circa 3.000 battezzati, distribuiti nelle maggiori città del paese. Nello specifico, sono circa 700 i battezzati membri attivi a Tashkent, mentre gli altri sono distribuiti tra Samarcanda, Bukhara, Urgench e Fergana.
La fede in questa nazione centroasiatica, un tempo parte dell'Unione sovietica, è stata accompagnata nella crescita sotto il pontificato di Papa Woytjla ed ebbe una svolta nel 2005: tra le Costituzioni apostoliche disposte da Giovanni Paolo II, l’ultima, in ordine di tempo, è datata 1° aprile 2005 e prende il nome di “Usbekistaniae”. Con quel documento - emanato proprio il giorno precedente alla sua morte - il Papa volle elevare ad Amministrazione Apostolica la "missio sui iuris" uzbeka, che era stata stabilita otto anni prima. Sotto la protezione di San Giovanni Paolo II - scelto, non a caso, come patrono - la Chiesa cattolica in Uzbekistan continua a vivere e testimoniare il Vangelo in un territorio variegato dal punto di vista economico, sociale e religioso.
La vita spirituale della comunità procede soprattutto grazie alla partecipazione alla messa e al catechismo che “si svolge di domenica, perché la città è molto grande e spesso si impiega più di un’ora per arrivare in chiesa”, spiega p.Maculewicz. Inoltre si presta attenzione a preparare i "tempi forti" dell’anno liturgico, attraverso incontri di preghiera ed esercizi spirituali.
Senza dimenticare la carità: come altri paesi dell’Asia Centrale, l’Uzbekistan sta vivendo, infatti, uno sviluppo economico costante , ma presenta ancora ampie fasce di popolazione bisognosa. Secondo p. Jerzy, “le spese per interventi chirurgici, farmaci o libri scolastici sono proibitive per molta gente”; per questo, seppur in assenza di una Caritas strutturata, frati e religiosi offrono sostegno materiale, aiutati dalle suore di Madre Teresa. Il servizio sociale è anche un fecondo terreno di dialogo: “Siamo in contatto con diversi membri della comunità musulmana - continua l’Amministratore apostolico - che svolgono azioni caritative. Per esempio, c’è una famiglia di credo islamico che ha fondato un centro culturale per bambini diversamente abili e spesso collaboriamo attivamente con loro”.
Esistono anche altre occasioni di incontro ecumenico e interreligioso: “All’inizio dell’anno, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, organizziamo incontri con esponenti di altre chiese, di solito luterani, armeni o protestanti. In occasione delle due principali feste musulmane , facciamo visita e portiamo il nostro saluto alla comunità islamica. Inoltre anche quest’anno prenderemo parte a una speciale conferenza sulla tolleranza religiosa, organizzata dalla locale Università Islamica”.
In Uzbekistan, l'80% della popolazione professa la religione islamica, l'8% si riconosce nella Chiesa russo-ortodossa, mentre altri credi religiosi sono minoritari.

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